Sigaretta elettronica da vietare nei luoghi di lavoro

La sigaretta elettronica è un inalatore che vaporizza un liquido, simulando così il fumo del tabacco delle sigarette. Ultimamente se ne vedono parecchie in giro, e ancora non ci abbiamo fatto l’abitudine: vediamo gente che sbuffa fumo in luoghi chiusi in grande tranquillità, mentre noi sgraniamo gli occhi, e poi ci accorgiamo che invece di una sigaretta hanno in mano una specie di tubetto. Il fumo della sigaretta elettronica non puzza.

Nata come aiuto per i fumatori che vogliono smettere o ridurre i loro consumi, la sigaretta elettronica in sé non contiene tabacco ed è alimentata da una batteria ricaricabile. Chi la fuma inala un vapore formato da acqua, glicole propilenico, glicerolo, aromi alimentari. La nicotina può esserci, in diverse dosi, o può non esserci per niente. L’inalazione del vapore – che è disponibile in vari sapori – provoca una sensazione simile a quella che si prova inalando il fumo delle sigarette vere. Nella sigaretta elettronica quindi non c’è combustione e, teoricamente, il rischio cancerogeno è più basso, per la mancanza appunto dei residui di questo processo, come catrame e idrocarburi policiclici aromatici.

Tralasciando quelli che possono essere i diversi modelli, soffermiamoci sugli aspetti relativi alla salute.
Il ministero della Salute ha spiegato che «non si possono escludere effetti dannosi per la salute umana, in particolare per i consumatori in giovane età». Il punto principale riguarda la possibile pericolosità del vapore inalato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha detto inoltre che non è ancora possibile stabilire scientificamente se questi dispositivi siano realmente efficaci per smettere di fumare e, a oggi, non ci sono elementi per stabilire la sicurezza del loro utilizzo così come studi che abbiano chiarito se e quanto faccia male il vapore inalato nei polmoni nel lungo periodo.

Pur non essendoci espressamente un divieto all’utilizzo della sigaretta elettronica, in quanto al momento non esiste una norma chiara che stabilisca se “svapare” sia o meno paragonabile a fumare, si attende che il Ministero della Salute chiarisca se vapore e fumo siano assimilabili e dunque vietati entrambi nei luoghi pubblici. Nel frattempo nei bar, ristoranti e luoghi pubblici ci si affida al buon senso per non creare diverbi tra clienti.

Il fumo tecnologico è stato vietato anche sui treni della rete lombarda (Trenord) e su quella nazionale (Trenitalia) oltre che su Alitalia e nei Cinema. Visto che la legge Sirchia (che dal 2003 vieta il fumo nei luoghi pubblici) ruota attorno al “fumo passivo”, resta da stabilire se si possa parlare anche di “vapore passivo”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda le stesse restrizioni, ma si riferisce solo alle sigarette elettroniche che contengono nicotina, escludendo dunque quelle caricate con soluzioni frutatte o aromatizzate.

Ministero della salute.pdf

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